GUIDA ALLA SOMMINISTRAZIONE DEI FERTILIZZANTI

GUIDA ALLA SOMMINISTRAZIONE DEI FERTILIZZANTI

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OpenSpace Vi offre prodotti di 4 dei più attivi produttori di fertilizzanti sul mercato: ADV Nutrients , ATAMIBioBIZZ , GHE - General Hydroponics

 

È importante distinguere i prodotti in commercio, orientarsi su quelli adatti alle nostre piante, sapere quando e come somministrarli.

Alberi, arbusti e piante erbacee, possono autosostenersi utilizzando solo acqua, luce e sali minerali presenti nel terreno grazie al sistema della fotosintesi clorofilliana e all’organicazione della materia con la produzione soprattutto di zuccheri, ma anche di proteine, fibra e grassi.

L’acqua e la luce sono elementi che giungono dall’esterno rispetto allo spazio occupato dalla pianta, ma i sali minerali presenti nel terreno nelle condizioni di coltivazione dei nostri giardini sono un dato fisso che possono essere solo reintegrati.

Il problema del nutrimento è ancora più importante se le piante sono in cultura interiore. 

 

Macroelementi: i principali elementi nutrizionali

I macroelementi, come suggerisce il termine “macro” (grande), sono quelli di cui le piante hanno bisogno in maggior quantità perché hanno una funzione plastica, entrano cioè a far parte dei tessuti vegetali. Un piano di concimazione corretto deve occuparsi in primo luogo degli apporti e del bilancio di questi tre elementi: Azoto, Fosforo e Potassio.

  • Azoto

L’azoto (simbolo chimico N) è il primo elemento che si considera in un piano di fertilizzazione. È di difficile dosaggio perché si tratta di un elemento facilmente dilavabile dall’acqua piovana e di irrigazione. Deve essere distribuito in più volte. Il letame, concime organico per eccellenza, in grado di migliorare anche la struttura del terreno per l’apporto di una frazione di sostanza organica parzialmente decomposta, ha un contenuto in azoto molto variabile, valutabile come medio intorno allo 0,5%, pari 5 grammi per kg di prodotto distribuito. È a lento rilascio, ma per assolvere alla sua funzione non può essere solo distribuito in superficie, ma leggermente interrato. I fertilizzanti a rilascio programmato consentono alla pianta di assorbirlo in modo continuo e graduale senza che vi siano perdite. Una carenza di azoto provoca crescita stentata, un eccesso porta ad un imponente sviluppo della vegetazione, con tessuti giovani, acquosi, poco consistenti e poco colorati, a scapito della produzione di fiori e della fruttificazione.

  • Fosforo

Pur entrando a far parte dei tessuti vegetali ed essendo considerato un macroelemento le piante necessitano di piccoli quantitativi di fosforo (simbolo chimico P) tanto che i casi di carenza sono molto rari. Esercita un’azione di stimolo sullo sviluppo delle radici.

  • Potassio

Il potassio (simbolo chimico K) è l’elemento che le piante da frutto maggiormente utilizzano e che nelle specie che producono frutti deve essere reintegrato una volta all’anno in primavera prima della fioritura con molta cura in particolare a fronte di annate con produzioni superiori alla media e/o con andamento stagionale caratterizzato da temperature elevate e basse precipitazioni. È importante anche nelle piante ornamentali e nelle specie erbacee perché svolge un importante ruolo nella “maturazione” dei tessuti destinati alla produzione di fiori, frutti e semi. Un chilo di letame ne contiene circa 7 grammi e a esserne particolarmente ricchi sono i fertilizzanti per piante da fiore e quelli per piante grasse. I terreni sciolti, infatti, e con una forte componente sabbiosa perché ne sono strutturalmente deficitari.

 

Microelementi: una carica in più

A fianco dei macroelementi sono presenti i microelementi, che devono il nome alla quantità ridotta richiesta dalle piante. Talvolta i prodotti li dichiarano come strillo generico sulla confezione o come numeri aggiuntivi alla formula originale, ma solo dalla lettura dell’etichetta si può capire di cosa si tratti in realtà perché non sempre tutti sono presenti.

  • Il magnesio è il più comune, incluso come ossido, solubile o meno, riveste un ruolo centrale perché in stati di carenza la sintesi di clorofilla rallenta. Incapace di operare la fotosintesi a livelli ottimali la pianta tende ad ingiallire mantenendo solo le nervature fogliari colorate. I fiori si presentano con colorazione insufficiente e sono di breve durata.
  • Il ferro entra a far parte del processo di organicazione della materia e una sua carenza porta ad avere ingiallimento delle foglie giovani e della lamina compresa fra le nervature in quelle adulte. La crescita rallenta e la pianta assume un aspetto stentato. La dicitura in etichetta di “ferro totale” indica la presenza di un elemento allo stato minerale scarsamente disponibile. Solo i prodotti che riportano, invece, “ferro chelato” o “solubile in acqua” danno garanzia di efficacia per combattere uno stato carenziale. Il ferro è chelato, cioè legato, ad una struttura proteica che lo veicolerà all’interno della pianta favorendone l’assorbimento.
  • Lo zolfo svolge una funzione di protezione nei confronti di molte delle più ricorrenti patologie delle piante ornamentali, senza lasciare nel terreno e nei tessuti vegetali nessun tipo di residuo e di metabolita tossico. È indicato in particolar modo per quelle piante costrette a vegetare in condizioni al limite di quello che può essere considerato il range di sopravvivenza come le acidofile e le piante da fiore poste in vasi piccoli rispetto al volume di vegetazione sviluppata.
  • Rame, boro, molibdeno, zinco, manganese, e molibdeno possono completare la dotazione di microelementi presenti.

 

TABELLE NUTRIZIONALI ADV

 

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TABELLE NUTRIZIONALI ATAMI

 

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ATAorganicsBloombastic

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TABELLE NUTRIZIONALI BIOBIZZ

 

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TABELLE NUTRIZIONALI GHE - General Hydroponics

 

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